[ Le mie sfide ]

[ Le mie sfide ]

[La mia sfida, prima parte]

E chi lo avrebbe mai detto che 15 anni dopo la fine della scuola, proprio io sia riuscita a vincere il concorso per l’insegnamento della materia di estetica.
E’ proprio vero, nella vita non bisogna MAI dire MAI.

E’ stato una sorpresa ed una grande avventura che mai mi sarei sognata di avere a 33 anni, con un bambino appena nato ed uno alle elementari.

Un tour de force davvero senza eguali.

Famiglia, bambini, centro estetico, corsi di aggiornamento già precedentemente programmati, ed una fila di “incombenze” che non ti puoi immaginare.

In più un grande ostacolo, enorme, che non mi ha permesso di dormire per molte notti.

La mia paura più grande, quella di guidare.

Sì, ho paura.
Ognuno ha le sue debolezze, e di certo una delle mie è la paura di guidare in autostrada, o nelle lunghe distanze. E dei camion.
Esattamente non ho paura di guidare, ma ho paura che gli altri mi vengano addosso.

Ecco fatto.
Insegnare in una scuola a 65 chilometri era proprio quello che ci voleva.
130 chilometri al giorno, praticamente tutti i giorni.
Autostrada con camion, tanti camion.

E per non farci mancare niente, sono rimasta a piedi esattamente 3 volte con 3 macchine diverse.

La mia Golf ultra maggiorenne mi ha abbandonato praticamente subito, poi varie auto mi sono passate fra le mani, alcune bene, altre mi hanno nuovamente abbandonato.
Due la guarnizione della testa (???) bruciate, e poi un’altra auto aveva una spia tipo cerchio con perizoma dentro che boh, non ho capito ancora cos’è ma posso vivere comunque tranquillamente con questa ignoranza…

Comunque ad aprire il cofano e guardarci dentro sono diventata bravissima.
Solo quello, ma va benissimo così.

Ad un certo punto la benzinaia, dopo avermi vista con la quinta macchina diversa di cortesia mi ha perfino detto:
-” Caspita Laura, fai veloce ad abituarti a cambiare guida!”

Sapessi, dentro di me, come me la sto facendo sotto.

Non solo ho paura di guidare, ma lo devo pure fare con macchine diverse in cui schiacciare il pedale in una Fiat Punto non è sicuramente uguale che in un’Audi, o in una Mini, a una Golf o ad una Octavia.

E macchine di altri, non mie.
Hai presente che responsabilità ???

Il massimo è stato quando ho acquistato la mia macchina attuale, che oltre ad essere station wagon ( io, abituata ad una golf !!!!) appena salita per andare a Rovereto mi sono accorta che NON c’erano le marce.

Oh, cavolo !!
Ho comprato una macchina con cambio automatico, e non so nemmeno da che parte iniziare.
Con una direttiva veloce del ragazzo che me l’ha venduta, ho capito che più o meno funzionava come le macchinine per i bambini, tipo quelle a batteria.
Due pedali. Uno vai, l’altro frena.

“Non ti preoccupare Laura, quando ti abituerai vedrai che non ne farai più a meno”

La mia risposta:
“ Speriamo che qualcuno guardi giù. “

E, visto che ho paura, e visto che i Dallatina sono perennemente in anticipo (ad eccezione di mio fratello, borderline fra il puntuale ed il ritardo), ho ritenuto opportuno partire SEMPRE almeno 30 minuti prima perché NON si sa mai.

Infatti il mio “non si sa mai” si è rivelato di fatto utile per tutte queste occasioni, non sono mai arrivata in ritardo a scuola.
MAI.

Chiaramente, se la lezione era alle 8, io partivo alle 6,15. Perché “no se sa mai”.

Così, chilometri dopo chilometri, pioggia, grandine, notte o giorno, la paura è andata pian pianino diminuendo.
Non è passata.
Sono una mamma, e prego ogni giorno di poter tornare a casa dai miei bambini.

MA, c’è un ma, domani e venerdì saranno le ultime due volte che dovrò andare a Rovereto: per questo anno scolastico ho finito.

E una delle mie paure più grandi, forse, mi ha definitivamente abbandonato.
Evviva.

[ La mia sfida, parte seconda ]

Oggi, a scuola, mi sono messa a piangere.

Questo ultimo periodo è stato davvero intenso: tantissime incombenze burocratiche che a confronto la segretaria di Miranda Priestly .. spostate proprio.
Non ho mai visto la scuola come un’azienda: mi sbagliavo.
E’ decisamente molto, ma molto peggio.
E credimi, non esagero.

Dirigo la mia azienda da oltre 14 anni, e ti assicuro che di burocrazia ne ho vista.
Ma nella scuola, accade spesso che impieghi più tempo delle scartoffie che nell’insegnamento vero e proprio.
Sono arrivata fusa.
Cotta.

Contavo i giorni che mancavano con il terrore di non arrivare a concludere quello che volevo, che mi ero prefissata.

I ragazzi, più sfiniti di me, hanno tenuto botta fino alla fine.

Le “mie” terze iniziavano a sentire l’adrenalina pre-esami, la mia primina invece il profumo delle tanto sospirate vacanze.

Ti ho detto che ho pianto, ed ora ti spiego il perché.

Oggi, ho ricevuto gli abbracci più sinceri e caldi di molte adolescenti che mi hanno letteralmente lasciato senza parole.

Ho ricevuto una cioccolata al latte, ed un bel mazzo di rose con dedica.
Ho ricevuto parole bellissime ed occhi lucidi di ragazze che mi hanno voluto bene nonostante io sia stata severa, molto severa con loro.

Una ragazza in particolare, che ho spronato parecchio tutto l’anno ed alla quale non avevo dubbi di starle antipatica per lo stesso motivo, mi è saltata letteralmente al collo, e mi ha stretto forte sussurrandomi “Grazie prof.”

Mi avevano detto che era difficile insegnare.
Mi avevano avvisato delle ore di lezione frontale, degli scrutini, dei collegio docenti, dei registri, dei pei, pdf, dsa, e un sacco di incombenze che mai pensavo.
Mi avevano detto che avrei fatto fatica a giostrarmi con i miei bambini, la mia famiglia, ed il mio negozio da gestire.
Mi avevano detto che mi sarei dovuta preparare le lezioni, le relazioni, le verifiche, le programmazioni, i registri di classe, i registri del docente, ..
Mi avevano detto che erano ragazzi vivaci, parecchio vivaci e talvolta con situazioni famigliari non rosee.
Mi avevano spiegato del senso di responsabilità nei confronti degli studenti, e nei confronti delle loro famiglie. (Certo, quando hai una classe davanti, non puoi permetterti di arrivare impreparato.)

Ero pronta psicologicamente a tutto.
Le sfide, quelle impossibili, mi piacciono.

E poi, infondo, ad insegnare a quello bravi, sono capaci tutti.
Il vero insegnante è colui che riesce a trasmettere la propria materia anche a chi ha più difficoltà.
O almeno, io la penso così.

Nessuno però mi aveva avvisato delle soddisfazioni che avrei avuto vedendo come in poco tempo questi adolescenti scatenati apprendono dalle lezioni.

Non avrei neanche immaginato che in così poco tempo mi sarei così affezionata così tanto a loro.
Mai pensavo di riuscire a farmi voler così bene tanto da creare gruppi whatsapp di classe per rimanere in contatto.
Non avrei pensato minimamente che le loro mamme mi venissero a trovare in istituto, e mi portassero i loro figli come clienti perché “Vale la pena venire da Besenello per la pelle di mia figlia”.
Mai avrei pensato di trovare così la mia nuova collaboratrice ( la terza!!) che inizierà a fine mese perché “con Lei sono sicura che imparerò tante cose ed a crescere”.
Non ero pronta a queste lacrime di gioia, di soddisfazione, di amore.
Non ero pronta a vedere 20 ragazze in procinto di esami che ti ringraziano con il cuore in mano.
Non ero pronta a lasciare la mia prima, sapendo che l’anno prossimo non è detto che venga nuovamente assegnata a loro.

Sapevo che questa scuola prima di tutto sei una persona, ma non pensavo di ricevere un’accoglienza così calorosa dal personale della scuola, dalle colleghe che furono le mie stesse docenti, dalle bidelle, dagli uffici amministrativi e dalla segreteria.
Tutti sempre pronti ad aiutarmi, con il sorriso.

Sembra tutto scontato, ma credimi NON lo è affatto.
Lavorare con donne, ad esempio, non è facile.

Lavorare con giovani, che talvolta affrontano la scuola per volere dei genitori o per fare il percorso apparentemente più facile, nemmeno.

Esser l’ultima arrivata in un’azienda con oltre 60 dipendenti, non è da sottovalutare.
Ma, questa è stata la mia sfida più difficile, ma più soddisfacente.

Diceva il protagonista di un cortometraggio che adoro, e che ho fatto vedere ai miei studenti:
– “ Più è difficile la strada e l’obiettivo, maggiore sarà la gratificazione.”

Calcolando lo stress del nuovo lavoro, bambino di tre mesi e 7 anni, e centro estetico posso considerarmi pienamente soddisfatta.

Rendere la mia materia, l’estetica, concreta, semplice, metodica e versatile anche a chi di fatto a scelto di proseguire con acconciatura, ma di fatto potrà usare le stesse nozioni di cosmetologia e di cura della persona anche per la loro vita quotidiana e per le loro future clienti.

Tornerò a settembre a scuola?
Non lo so.

Ho poco tempo per pensarci perché ci sono molte prospettive, molti portoni si sono aperti e la mia voglia di fare e la mia grinta mi dicono di saltare dal guado.
Ai miei studenti, faccio un grande in bocca al lupo per gli esami, per una vita professionale attiva e soddisfacente.

Alle colleghe, meravigliose a dir poco (sò che stai leggendo), dico GRAZIE di cuore.
Ed io?

Io speriamo che me la cavo.
Laura

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